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MUSSORGSKY - Pictures at an Exibition
and other imaginations

 

 



Cd Titolo Tempo
  MUSSORGSKY- Quadri di un’esposizione 25’53
1 Passeggiata n.1 1’26
2 Gnomus 1’38
3 Passeggiata n.2 0’47
4 Il vecchio castello 2’17
5 Passeggiata n.3 0’25
6 Les Tuileries 1’03
7 Bidlo 1’48
8 Passeggiata n.4 0’40
9 Balletto dei pulcini nei loro gusci 0’49
10 Samuel Goldenberg und Schmuyle 1’43
11 Passeggiata n.5 1’22
12 Il mercato di Limoges 1’31
13 Catacombae: Sepulcrum romanum 0’51
14 Con mortuis in lingua mortua 1’42
15 Baba Yaga 3’11
16 La grande porta di Kiev 4’33
17 FALOSSI- Fantasia su Honky Tonk Train Blues di Lewis
3’24
18 HAMELIN - Studio sulla Danza di Rossini
3’43
  GODOWSKY- 12 Miniature per 4 mani
24,03
  2 pianisti 4 mani 1° pianista 2° pianista  
19 In Church 31 43 0’42
20 At Night 32 44 0’49
21 Lullaby 33 45 0’46
22 Rustic Dance 34 46 0’29
23 Arietta 35 47 0’27
24 Sarabande 36 48 0’46
25 Cradle Song 37 49 0’32
26 Bagatelle 38 50 0’43
27 Preludio 39 51 0’28
28 Chorale 40 52 0’34
29 Hymn 41 53 0’48
30 Epilogue 42 54 0’51

MARCO FALOSSI, nato a Empoli (Firenze) nel 1965. Nel 1993 vince il primo premio assoluto al Torneo Internazionale di Musica (T.I.M.).
Dal 1994 incide i suoi primi 3 cd con la casa discografica Iktius e questo è il suo secondo con Velut Luna.

N.1-16 MODEST MUSSORGSKY (1839-1881) QUADRI DI UN’ESPOSIZIONE

L’ISTANTE E L’ALTROVE
Falossi è già postumo. Mentre incide i suoi “Quadri di un’esposizione”, sa che sta suonando per qualche ispirato e curioso appassionato del 2030 che troverà “incredibilmente attuale” la sua interpretazione di inizio secolo. Una consapevolezza nitida – che spingerebbe qualunque artista a cambiare atteggiamento in favore di performance e di autori più abbordabili e dunque più commerciali – ma anche radicale, senza nessuna concessione al melodico, al verosimile, alle tendenze estetiche attuali (les Tuileries).
Fuori dal tempo, Falossi evita sfacciatamente anche i naturali passaggi tardo-romantici nei quali il pur radicalissimo Mussorgsky era calato. Prende lo spartito e lo modella su di sé e sulla sua eccentrica complessità, il resto non conta. E chi ascolta – se lo desidera – è obbligato a fare uno sforzo non comune: deve rincorrere le improvvise e brevissime incursioni di Falossi nei meandri più inquieti dell’anima (gnomus), le risalite immediate in una superficie instabile (il mercato di Limoges), le intuizioni immaginifiche spezzate nel momento migliore (bydlo), le atmosfere tetre e gelide narrate con distacco calcolato (catacombae). Può rilassarsi un po’ nelle cinque passeggiate, ma senza perdere mai del tutto il controllo altrimenti il prezzo è la frustrazione oppure lo sconcerto. E’ un’alternanza presente non solo nel susseguirsi dei quadri, ma all’interno di ogni singolo quadro (evidentissima ne Il vecchio castello), come in una matrioska virtuosistica che in certi momenti suona schiettamente provocatoria.
Cosa vuole Falossi? Quale effetto vuole produrre? E soprattutto: perché l’appassionato dovrebbe seguirlo nel suo insondabile sentiero artistico? Il distacco ostentato dal contesto storico dell’opera, il disinteresse per il carattere sociale-populistico di Mussorgsky, la tecnica personale che prevale quasi sempre sull’emotività della partitura originale, sarebbero motivi validissimi per lasciarlo a metà strada, dopo il balletto dei pulcini. Eppure è proprio questa strategia che, all’orecchio audace, produce l’effetto di uno strano viaggio che, con ripetuti e solitari ascolti, può farsi irresistibile. A ogni passata, i Quadri di un’esposizione diventano Quadri di un’esposizione dell’anima. E’ un percorso di conoscenza in frammenti da far sedimentare dentro di sé, lasciando che in ognuno compongano un mosaico intimo e personale. Fugace, o forse no. Ma non è un’anima armoniosa: se già Mussorgsky segue un suo percorso arduo e tormentato, staccandosi dai più melodici Balakirev, Glinka, Borodin e Ciaikowsky,
Falossi, con il coraggio della genialità innata, espone, nella sua mostra musicale, le schegge di
nevrosi tutte moderne, le accelerazioni fobiche, i barlumi di psicosi, gli istanti borderline della psiche occidentale del nuovo millennio. La musica di Mussorgsky è “una scusa” – una bellissima scusa – per estrarre conflitti interni altrimenti irraggiungibili.
Falossi non chiede niente, se non lo ascolti. Ma se l’ascolti, ti chiede tutto: con lui l’amante della musica scopre quanto è disposto a conoscere davvero, quanto il suo cuore musicale è pronto a gettarsi oltre la siepe senza sapere se poi c’è qualcosa, quanto sa essere gratuito e libero da pregiudizi estetici. Chi lo conosce sa che, a volte, questa richiesta è inconsapevole, perché lui in quel momento è già altrove, con il suo talento visionario, a perfezionare quell’esasperazione tecnica che, agganciata alla sua essenza tortuosa e chimerica, è la chiave per approdare a una passionalità musicale di un’altra dimensione. Unica.

 

Pietro Fornari, psicoterapeuta

 

N.17 MARCO FALOSSI (1965) FANTASIA SU HONKY TONK TRAIN BLUES DI MEADE LUX LEWIS (1905-1964) Mi ha sempre incuriosito prendere un pezzo non di musica classica e suonarlo come se fosse musica classica. I richiami melodici inseriti sono:
Un Americano a Parigi - Crudelia Demon - New York, New York - La Stangata - O sole mio - Jingle Bells - Rapsodia in blu - Nel blu dipinto di blu.

N.18 MARC-ANDRÉ HAMELIN (1961) STUDIO SULLA DANZA DI ROSSINI (1792-1868) Considero Hamelin uno tra i più bravi pianisti viventi che io conosca. Lo conobbi dopo un suo concerto a Milano nel novembre 2004. Durante la cena, io non sapendo l’inglese gli chiesi solo un’informazione sulla sua trascrizione della Danza Rossiniana: “L’ho composta in 8 ore, l’ho suonata in pubblico dopo 8 anni”. Quando lo accompagnai in albergo mi disse “Che coraggio a suonare questo pezzo”. Magnifica serata.

N.19-54 LEOPOLD GODOWSKY (1870-1938) 12 MINIATURE PER 4 MANI
Le altre 2 mani sono sempre le mie usando il metronomo in cuffia e la sovrapposizione delle 2 registrazioni. Dalla traccia n.31a 42 solo il primo pianista, dalla traccia n.43 a 54 solo il secondo pianista. L’obbiettivo mirabile di Godowsky, attraverso questi brani è quello di far suonare a uno studente, composizioni di elevata fattura artistica. C’è riuscito?!

 

Marco Falossi

Produzione: Velut Luna / Marco Falossi Tecnico del suono: Marco Lincetto
Editing e mastering: Fabio Framba Note di presentazione: Pietro Fornari / Marco Falossi
Layout e foto: L’Image Traduzione Emma Rita Strengacci
Registrazione effettuata nel novembre 2004 presso lo Studio Zanta a Camponogara, Venezia.
Pianoforte Stenway&Sons D 274 Concert Grandpiano, preparato da Silvano Zanta

 

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